lunedì 28 novembre 2011

Calabria: lungo sciame sismico alle pendici del Pollino, panico tra la popolazione

La terra continua a tremare alle pendici del Pollino. In questi giorni altre dieci scosse sono state registrate al confine tra la Basilicata e la Calabria. L’ultimo terremoto, di magnitudo 2.1, è stato registrato alle 13. 25. I comuni più vicini all’epicentro sono stati ancora una volta Mormanno, Laino Borgo e Laino Castello in Calabria e Rotonda in Basilicata. Le scosse non causano danni ma seminano il panico tra la popolazione, tanto che c’è chi pensa addirittura di trascorrere la notte in macchina per paura di una scossa più forte.

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Nella zona del Pollino è in atto una sequenza sismica già da alcuni mesi. Sequenza che è più intensa negli ultimi giorni ed e’ cominciata nel mese di settembre del 2010: da allora sono state localizzate in questa zona oltre 500 scosse, tutte di magnitudo inferiore a 3, tranne una che ha raggiunto magnitudo 3. 6. È stata la scossa più intensa ed è avvenuta alle 15.12 del 23 novembre, ad appena 6. 3 km di profondità. Il periodo di attività più intensa è stato registrato nel mese di ottobre dell’anno scorso, in seguito le scosse sono diminuite, per tornare ad un nuovo picco nell’aprile scorso quando hanno raggiunto il numero di 36. Poi sono nuovamente diminuite per riprendere ad ottobre, con decine di terremoti inferiori a magnitudo 3. In tutto, i terremoti nel mese di ottobre sono stati 60. Nel mese di novembre l’attività si è intensificata. Le scosse, infatti, hanno raggiunto il numero di 189. È un fenomeno anomalo, rispetto al comportamento osservato in questa zona negli anni passati. Ma è presto per capire che cosa stia accadendo.
«Di sicuro – rilevano gli esperti – questa zona si trova lungo la fascia del territorio italiano più a rischio sismico: quella dell’Appennino Meridionale che attraversa Irpinia, Basilicata e Calabria».

 

I sismologi non hanno ancora u n’etichetta per quanto sta accadendo nel Pollino: «Di solito i terremoti noti storicamente sono avvenuti più a Nord o più a Sud, ma non sono documentati in questa zona». Un’ipotesi è che l’area del Pollino sia meno pericolosa rispetto a quelle che la circondano, ma al momento è altrettanto fondata l’ipotesi che grandi terremoti possano essere avvenuti in passato, ma che non siano stati documentati. Bisognerebbe scavare le cosiddette «trincee», scavi profondi 2 o 3 metri e larghi una decina di metri che permettono di analizzare gli strati del suolo alla ricerca di tracce di terremoti passati.
Non c´è, almeno fino a questo momento, un terremoto principale seguito da repliche di minore intensità, ma si stanno verificando scosse di bassa magnitudo, nella maggior parte dei casi inferiore a 2. 0 con profondità comprese tra 3 e 10 km, concentrati in una ristretta fascia di territorio ad andamento Nord Nord-est - Sud sud-ovest. Si riconoscono due intervalli temporali principali a maggiore concentrazione di eventi: il primo tra settembre e novembre del 2010, con 5 terremoti al giorno in media; il secondo intervallo è quello tuttora in corso, che interessa l´area da fine ottobre 2011, con un numero di terremoti leggermente superiore al primo periodo, ma con magnitudo più o meno simili. Tra questi due intervalli, la sismicità è stata abbastanza continua ma con un numero medio di eventi sensibilmente inferiore. Ad oggi, la Rete sismica nazionale dell´Ingv ha registrato complessivamente circa 560 scosse, la più forte delle quali ha raggiunto magnitudo 3.6 (23 novembre 2011, ore 15:12).
L´area del Pollino presenta una elevata pericolosità sismica, in base alla mappa di pericolosità sismica del nostro Paese realizzata dall´Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=473491&IDCategoria=1

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