mercoledì 6 maggio 2015

18 marzo 1944, 71 anni fa l’ultima eruzione del Vesuvio

Era il 18 marzo 1944 quando il Vesuvio eruttò per l’ultima volta per poi rinchiudersi in un lungo silenzio che dura da 71 anni.


Il gigante che sovrasta il Golfo di Napoli è amato da tutti, ammirato in tutto il mondo, ma rappresenta al contempo anche la paura più grande di tutti i vesuviani che vengono rassicurati dai continui monitoraggi eseguiti dall’Osservatorio Vesuviano con strumenti sempre più sofisticati.

Questo però a volte non basta, gli allarmismi non mancano e il piano di evacuazione sembra essere complesso per molti. La paura di poter perdere delle persone care o tutto ciò che si è costruito con fatica durante una vita intera è accompagnata anche dal tragico bilancio dell’ultima eruzione del 1944: 47 morti per il crollo dei tetti degli edifici, raccolti persi, 12000 persone evacuate, paesi distrutti e danneggiati da ceneri e lapilli, fontane di lava che lentamente dominavano le strade, tremore sismico continuo ed infine esalazioni di anidride carbonica che resero l’aria irrespirabile.


Tutto ebbe inizio il 12 agosto del 1943 con una fuoriuscita della lava che sgorgò da una bocca posta al piede del vulcano. 5 mesi dopo, il 6 gennaio del 1944, avvenne un’altra frattura sul fianco del conetto determinando ancora una volta un flusso di lava in uscita spingendosi sino a 100 metri a valle.

Il 13 marzo il Vesuvio riprese la sua attività lanciando scorie la cui frequenza e forza aumenterono di ora in ora. L’eruzione vera e propria si ebbe il 18 marzo di quello stesso anno. L’attività si aprì con forti colate di lava che dopo aver quasi del tutto distrutto San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma si spinsero sino a Cercola.


Dal 22 marzo variò lo stile eruttivo del Vesuvio, la nube raggiunse un’altezza di 5 chilometri e in quella giornata tanti e importanti furono le attività sismiche che si prolungarono fino al giorno successivo. Il 24 marzo l’emissione di cenere chiara preannunciò il termine dell’attività eruttiva, imbiancando il Gran Cono come dopo una nevicata, mentre le esplosioni gradualmente si ridussero fino a scomparire il giorno 29, quando l’attività si ridusse a nubi di polvere, probabilmente causate da frane dell’orlo craterico.
I paesi più danneggiati furono Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino e Cava. Gli abitanti di S. Sebastiano, di Massa e di Cercola, (circa 12.000 persone), furono costretti all’evacuazione, mentre Napoli fu “graziata” dalla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli.


Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio è in fase di quiescenza. Tale periodo di riposo, in base alla descrizione del ciclo sopra descritta, appare atipico, in quanto la ripresa dell'attività eruttiva pare fortemente in ritardo. Per questo, si ritiene che il Vesuvio sia uscito dal tipo di attività fino ad ora studiato, caratterizzato da un condotto praticamente sempre aperto sin dal 1631.

Tuttavia, nel 2001, una ricerca condotta dalle Università di Napoli e di Nizza, e i cui risultati sono stati pubblicati su Science, ha permesso di accertare che a una profondità di circa otto chilometri sotto la superficie è presente un accumulo di magma che si estende per circa quattrocento chilometri quadrati, dal centro del golfo di Napoli fino quasi ai contrafforti preappenninici. Per via di ciò, è lecito aspettarsi i segnali di una ripresa dell'attività in qualunque momento: quindi, il Vesuvio è strettamente monitorato.

fonte: www.vesuviolive.it, wikipedia
The Day After

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