lunedì 29 giugno 2015

Vulcani d'Italia: non solo Etna, Vesuvio e Campi Flegrei

Non tutti sanno che in Italia i vulcani attivi non sono solo i famosi Etna, Vesuvio, Campi Flegrei e Stromboli. Nel complesso i vulcani attivi emersi che hanno eruttato negli ultimi 10.000 anni sono circa una decina, e ce ne sono almeno altrettanti sommersi nel Tirreno e nel Canale di Sicilia, di cui ci occuperemo in un prossimo articolo. Oltre ai più famosi citati prima sulla terra emersa del Bel Paese abbiamo Ischia, Lipari, Vulcano, Pantelleria, Panarea, l'Isola Ferdinandea e i Colli Albani. Molti di questi vulcani sono conosciuti come isole e luoghi turistici, ma non tutti sanno che in realtà sono vulcani attivi.


Conosciamoli meglio:

Ischia:


Ischia è in realtà un’isola formata da numerosi vulcani, che si erge per circa 900m dal fondo del mare, nella parte nord-occidentale del Golfo di Napoli. Si sono verificate eruzioni fino al 1302, anno dell'ultimo evento: l'accumulo dei prodotti vulcanici ha così costruito un'isola ampia circa 46km2 che raggiunge un’altezza massima di 787m sul livello del mare, in corrispondenza del Monte Epomeo.


La maggior parte dell'isola è costituita da depositi di eruzioni sia effusive che esplosive, che hanno costruito edifici vulcanici, alcuni dei quali ancora ben visibili nel settore sud-orientale dell’isola, altri del tutto smantellati o sepolti. Molto diffusi sono anche i depositi di frane che derivano dall'accumulo di materiale vulcanico preesistente.

Sismicamente il vulcano è ancora vivo. In passato sull'isola si sono verificati forti terremoti che hanno provocato danni. In particolare, gli eventi sismici del 1881 e 1883 ebbero effetti disastrosi. Il terremoto del 4 marzo 1881 provocò gravi danni a Casamicciola e a Lacco Ameno e fu avvertito anche in altre zone. Il terremoto del 28 luglio 1883 fu l'evento più catastrofico avvenuto sull'isola negli ultimi secoli. Il sisma distrusse gran parte della cittadina di Casamicciola e fu distintamente avvertito in tutta l'isola con particolare intensità a Lacco Ameno e Forio. Questo terremoto, avvertito anche a Napoli, fu seguito da numerose repliche.


Lipari:

L'isola di Lipari, come tutte le isole Eolie, è il risultato di una complessa serie di eruzioni vulcaniche che si sono succedute nel corso dei millenni.Lipari, la maggiore isola dell'arcipelago, è la porzione emersa di un grande apparato vulcanico, alto circa 1600 m che, partendo da una profondità di circa 1000 m sotto il livello del mare arriva a 602 metri s.l.m. (monte Chirica situato nella zona nord dell'isola). Le rocce più antiche affioranti sull'isola hanno un'età di 223.000 anni, quelle più giovani risalgono al VI d.C. (Monte Pilato e Forgia Vecchia). Quest'ultima fase, particolarmente recente, sottolinea che da un punto di vista vulcanologico, Lipari deve considerarsi ancora un vulcano attivo. L'ultima eruzione risale al 729 d.C. Attualmente le uniche testimonianze di attività vulcanica sono rappresentate da fumarole (fra Timpone Pataso e Timpone Ospedale) e sorgenti termali (Terme di San Calogero e località Bagno Secco).

Panarea:

Dal punto di vista geologico Panarea è la più antica isola delle Eolie, con gli isolotti circostanti quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico. Il condotto principale dell'originario complesso vulcanico è situato all'incirca nel tratto di mare compreso tra lo scoglio La Nave e lo scoglio Cacatu. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca), sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto.


Sul lato nord-est dell'isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori sulfurei), ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100 °C. In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l'acqua ribolle fino ad essere ustionante. Altri fenomeni eruttivi subacquei (recentemente alla ribalta della cronaca per un'improvvisa aumentata attività) sono evidenti nel ribollire delle acque fra l'isolotto di Bottaro e Lisca Bianca.

Vulcano:

Isola delle Eolie, nel messinese, Vulcano, la cui attività ha oltre 120mila anni, ha avuto l'ultima eruzione nel 1888-1890. Oggi restano della antica attività le fumarole, con emissione di gas e vapori, che di recente hanno destato qualche preoccupazione per i bagnanti turisti, al punto che la balneazione è stata vietata in alcuni punti.


Pantelleria:

L'attività eruttiva più recente risale al 1891 ed è avvenuta in corrispondenza di un sistema di fratture eruttive subacquee, ubicate a circa 4 km a nord dell'attuale porto di Pantelleria. Inoltre, sull'isola è presente un termalismo diffuso, rappresentatato da fumarole (Favara Grande, Grotta del Bagno Asciutto, Fossa della Pernice, Cuddia di Mida) e sorgenti di acque calde (Bagno dell'Acqua, Porto di Scauri, Nicà, Punta S. Gaetano e Gadir). In virtù di questi elementi, il vulcanismo sull'isola è tutt'altro che estinto.

Isola Ferdinandea:

Costituisce i resti di un apparato vulcanico che emerse nel 1831, a seguito dell'eruzione sottomarina di un vulcano, si innalzò dall'acqua formando l'isola, la quale crebbe fino ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza. Verso la fine di giugno del 1831, nel tratto di mare a metà strada tra Sciacca e Pantelleria si verificarono alcune scosse sismiche di fortissima intensità, che vennero avvertite fino a Palermo e che causarono gravi danni alla costa sudoccidentale della Sicilia. Successivamente gli abitanti delle zone vicine e gli equipaggi di alcune navi di passaggio affermarono di aver visto colonne di fumo e pietra pomice uscire dalle acque, assieme a violenti zampilli di lava eruttati dal vulcano. Fu poi segnalata nei giorni seguenti dai pescatori del luogo, una zona in cui il mare ribolliva continuamente e dove vi erano morìe di pesci, causate molto probabilmente dall'esalazione dei gas vulcanici.

Il 7 luglio, F. Trifiletti, capitano della nave Gustavo, riferì di aver avvistato un isolotto alto circa 8 metri che sputava cenere e lapilli. La completa emersione dell'isola avvenne però nella notte fra il 10 e l'11 luglio 1831, quando dopo una scossa tellurica, il vulcano sottomarino aprì la sua bocca eruttando detriti e lava che formarono una piccola isola di circa quattro chilometri di circonferenza e sessanta metri d'altezza. Nel 1846 e nel 1863 l'isoletta è riapparsa ancora in superficie, per poi scomparire nuovamente dopo pochi giorni. Con il terremoto del 1968 nella valle del Belice le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l'isola Ferdinandea stesse per riemergere. Successivamente il vulcano è rimasto dormiente per decenni, con la cima circa 8 metri sotto il pelo dell'acqua. Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona ha indotto i vulcanologi a congetturare sopra un imminente nuovo episodio eruttivo con conseguente nuova emersione dell'isola.

Colli Albani:

Il vulcano apparentemente dormiente si trova a sud di Roma. Sebbene da migliaia di anni non vi sia attività vulcanica (dagli studi finora effettati l’ultima eruzione risalirebbe a 20.000 anni fa), dal punto di vista vulcanologico esso non può essere considerato un vulcano inattivo. Si parla di vulcano quiescente, ma il suo stato di dormienza non è detto sia definitivo: in passato lo stesso vulcano conobbe periodi di riposo anche superiori a 20mila anni, e allo stato attuale delle conoscenze nessuno può sapere se si riattiverà oppure no. Un dato certo è che l’area dei castelli Romani è ancora oggi interessata da fenomeni sismici di bassa e media intensità (raramente potenti e distruttive, come negli anni 1438, 1806, 1829, 1899, 1927), e da emissioni di gas a volte anche pericolose in scantinati e luoghi ribassati.


fonte: wikipedia, http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/vulcani_attivi.wp

The Day After

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